Mosca mia, quanto mi costi: la città sottosopra in vista di mondiali e Den’ Goroda

Lo scorso weekend è stato ricco di appuntamenti per i moscoviti: oltre alle elezioni municipali di domenica, durante tutto il fine settimana si sono tenuti i festeggiamenti per il den’ goroda, ovvero l’anniversario della fondazione della città, che quest’anno compie 870 anni. Risale infatti al 1147 il primo riferimento storico a Mosca: in un’antica cronaca russa si riporta che il principe Jurij Dolgorukij invitò il suo alleato, il principe Svjatoslav, a visitare il suo villaggio, scrivendogli: “Vieni da me, fratello, vieni a Mosca!”.

Oggi, il den’ goroda è un’occasione per mettere in vetrina le bellezze della città, specialmente da quando il sindaco Sergej Sobjanin, affiliato a Russia Unita e fedelissimo di Putin, ha deciso di farne il gioiello del Paese. Nelle settimane passate, passeggiando per Mosca si potevano notare lavori pressoché ovunque: ripavimentazione di strade, ristrutturazione di edifici, costruzione di nuovi parchi. Fra i più particolari si fanno notare lo “sbiancamento” dell’edificio che ospita il Ministero degli Affari Esteri, una delle “sette sorelle” di epoca staliniana, e la ridoratura delle cupole delle chiese principali della città. L’interpretazione principale è che questi lavori siano fatti in vista dei mondiali di calcio 2018, che si terranno proprio a Mosca. In realtà, molti lavori erano stati programmati in modo tale da essere conclusi in tempo per il den’ goroda. Qualche moscovita, interrogato sul perché di questa grande opera di ricostruzione, ha risposto semplicemente: “Sobjanin”.

L’intraprendente sindaco, evidentemente deciso a lasciare la propria impronta nella storia della città, si è fatto promotore del principale piano di rinnovamento urbano mai visto a Mosca, che contempla la demolizione di circa 8000 edifici di epoca sovietica. Si tratta principalmente di Krushchevki, edifici prefabbricati costituiti da blocchi omogenei di cemento ed eretti a decine di migliaia all’epoca di Khrushchev. E’ stato proprio questo piano di rinnovamento ad aver scatenato le proteste dello scorso 11 giugno da parte degli abitanti delle Krushchevki che non vogliono lasciare i loro appartamenti. In totale, il numero di persone che dovrebbero essere ricollocate si aggira intorno al milione e mezzo.

Questo piano di rinnovamento non è l’unico ambizioso progetto avviato dal primo cittadino. Da quando è stato eletto nel 2010, Sobjanin ha fatto completamente ristrutturare Park Gor’kogo (Gorky Park), aperto la ferrovia circolare che costituisce l’anello esterno della metropolitana di Mosca (linea 14) e fatto riprogettare le principali arterie stradali della capitale in maniera da creare “Una città per le persone, e non per le macchine”. Secondo il Moscow Times, fra il 2015 e il 2016 la municipalità di Mosca ha ristrutturato 106 strade, mentre quest’anno si pianifica il rinnovo di altre 87. Il programma è chiamato “My Street”, e, secondo i piani, dovrebbe essere portato a termine entro il 2018.

Oltre che dei mondiali di calcio, il 2018 sarà anche l’anno di due importanti appuntamenti elettorali: le elezioni presidenziali e quelle per il primo cittadino di Mosca. Sia Putin che Sobjanin perciò si trovano ora in piena campagna elettorale. E’ però ancora difficile stabilire se questo piano porterà maggiore o minore consenso al Presidente e al Sindaco in carica.

Come abbiamo detto, il piano di rinnovamento urbano ha già scatenato delle proteste per quanto riguarda la demolizione delle Krushchevki. Ad ogni modo, il sindaco pare aver trovato un modo per evitare una perdita di consenso, facendo condurre un sondaggio fra gli abitanti che vivono in quel tipo di edifici: solo i condomini in cui la maggioranza avrà votato a favore del programma verrà inserito nella lista delle abitazioni da demolire.

Si pone poi la questione dei costi. Secondo il sito ufficiale del budget municipale di Mosca (http://budget.mos.ru ), le spese per i “Servizi abitativi e comunali di pubblica utilità” a luglio 2017 si aggiravano intorno ai 16,7 milioni di rubli. Da dove arrivano i soldi? In una intervista alla Komsomol’skaja Pravda, Sobjanin ha spiegato così le entrate extra del budget cittadino: “Ve lo dico io da dove arrivano i soldi. Un tempo, circa 30 miliardi di rubli ogni anno venivano usati come sussidi ai monopolisti dell’energia, del riscaldamento, della rete idrica, di quella del gas, e così via. Per quale motivo? Perché non alzassero le tariffe. In realtà, è successo che le hanno alzate. Sostanzialmente, abbiamo gettato i soldi nel gabinetto, nel vero senso della parola. Abbiamo smesso di erogare a pioggia questo tipo di sussidi, abbiamo bloccato l’aumento delle tariffe, e adesso non superano il livello dell’inflazione. I soldi che si sono così liberati sono stati utilizzati per la ricostruzione della città”.

Se vogliamo credere a Sobjanin, i moscoviti non hanno speso un centesimo di tasse in più per il piano di rinnovamento urbano della città – semplicemente, le entrate sono state gestite in maniera più efficace. In tal caso, non dovremmo aspettarci orde di contribuenti arrabbiati che invadono le strade di Mosca. Tuttavia, se i soldi per il rinnovamento urbano derivano semplicemente da uno spostamento dei fondi all’interno del budget, si può comunque discutere sul come questi siano stati riallocati. Si potrebbe far notare, ad esempio, che le spese sopra citate superano ora quelle per l’istruzione (14,5 miliardi) e la sanità (10 miliardi). Tutto sommato, i moscoviti potrebbero ancora avere qualcosa da ridire su come i loro soldi vengono spesi.

Infine, anche se il centro di Mosca sta notevolmente migliorando dal punto di vista estetico, bisogna tenere in considerazione che la bellezza non è tutto, c’è anche l’aspetto pratico. Togliere spazi al transito dei veicoli a motore per destinarli a quello pedonale significa creare ulteriori problemi di traffico in una città che è già fra le più congestionate del continente. Considerati anche questi aspetti, è difficile dire con certezza se Sobjanin abbia fatto bene i propri calcoli. Continua a leggere

Edinaja Rossija elegge i governatori in tutte le regioni al voto, ma a Mosca è successo dell’opposizione

Domenica, in un’unica giornata di votazioni, si sono tenute le elezioni per diversi organi rappresentativi: in 16 regioni sono stati eletti i governatori, in sei i deputati dell’assemblea legislativa, e in 11 i deputati municipali dei capoluoghi regionali (compresa la città di Mosca).

Nelle elezioni dei governatori non ci sono state sorprese: in tutte e 16 le regioni al voto (Buriatia, Saratov, Karelia, Marij El, Mordovia, Urdmutsk, Perm, Belgorod, Kirov, Novgorod, Rjazan, Saratov, Sverdlovsk, Tomsk, Jaroslavl’, Sebastopoli) ha vinto il candidato di Edinaja Rossija (il partito di Putin), in molti casi già governatore in carica.

Risultati sorprendenti sono invece arrivati da Mosca, dove più di 7000 candidati si sono sfidati per 1502 posti nel consiglio municipale. Fra questi, 1052 candidati appartevano alla piattaforma “Democratici Uniti” capeggiata da Dmitry Gudkov, nota figura di opposizione. Dopo l’espulsione dal partito Spravedlivaja Rossija (“Russia Giusta”), Gudkov era di fatto diventato l’unico deputato della Duma di Stato facente parte della cosiddetta “opposizione non sistemica”, ovvero non riconducibile al Partito Comunista, al Partito Liberal-Democratico o a Russia Giusta (partiti definiti solitamente di “opposizione sistemica”, in quanto quasi mai si oppongono direttamente alle decisioni del Cremlino). Alle elezioni parlamentari del 2016, Gudkov non riuscì a farsi rieleggere alla Duma, ma sorprendentemente ottenne la maggioranza nel distretto urbano di Shchukino. Da quell’episodio, secondo il Moscow Times, nacque la decisione di provare a ribaltare lo status quo della politica russa partendo dal livello locale – in particolare, dalla città di Mosca.

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Lavrov ritorna nella sua università per parlare ai futuri diplomatici

Differentemente da quanto accade in Europa, l’inizio dell’anno accademico in Russia è una giornata speciale, a cui viene dedicata addirittura una festa, quella del den’ znanija (“giornata della conoscenza”). Il momento è particolarmente solenne se si ha la fortuna di essere studenti della MGIMO, l’università statale di Mosca per le relazioni internazionali, che dalla sua fondazione nel 1944 forma l’élite diplomatica russa.

Nella lunga lista di alumni celebri dell’istituto rientra infatti anche il Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergei Lavrov, il quale ogni anno ritorna nella sua alma mater per tenere un discorso davanti agli studenti del primo anno. Tale discorso non rappresenta soltanto un augurio per i futuri diplomatici del Paese, ma comprende anche una dettagliata discussione delle questioni di attualità sullo scenario internazionale, e per questo è sempre seguito con grande interesse dai politologi e dai giornalisti che si occupano di politica estera russa.

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