Dichiarazioni scontate, Medvedev tris e la Poklonskaya che diventa un meme: il quarto mandato di Putin comunica stanchezza ancor prima di iniziare

Lunedì 7 maggio, Vladimir Putin ha celebrato per la quarta volta la propria inaugurazione alla più alta carica dello stato russo. Considerato che il neoeletto Presidente non è un novellino, il cerimoniale non doveva presentare particolari difficoltà:  arrivare al Cremlino in limousine – purché, stavolta, di produzione russa -, esprimere i propri propositi per il mandato che comincia che, come da tradizione, saranno destinati a rimanere null’altro che propositi, e soprattutto cercare di mantenere quantomeno una parvenza di credibilità nel pronunciare le parole di rito: “Giuro di rispettare e di difendere i diritti e le libertà dell’uomo e del cittadino”. Il tutto davanti ad un pubblico quanto mai variegato, comprendente dall’ex cancelliere tedesco Schroeder al divo dei film di azione Steven Seagal e alla banda di bikers “Night Wolves”, i lupi della notte. Quasi ordinaria amministrazione.

Steven Seagal all’inaugurazione presidenziale.

Eppure, in questa quarta cerimonia di inaugurazione non sono sfuggiti – soprattutto al popolo della rete – tanti piccoli dettagli che comunicano sciatteria, svogliatezza, distrazione, in una parola, stanchezza per questo quarto mandato che potrebbe essere l’ultimo ma anche no. Prendiamo l’ingresso del deus ex machina Putin, ritardato da un passaggio di aspirapolvere last minute sul tappeto rosso. Per la serie, che i funzionari pubblici russi non fossero il massimo dell’efficienza già lo si poteva immaginare, ma a questo livello la cosa diventa comica. Oppure il fatto che, quando il presidente della Corte Costituzionale Valery Zorkin ha dato inizio alla cerimonia con la formulazione “entrata in carica” (postuplenie v dolzhnost’), molti abbiano sentito molto chiaramente la frase “criminalità in carica” (pristuplenie v dolzhnost’). O infine la posa esausta dell’ex procuratore generale della Crimea e deputata Natalia Poklonskaja, talmente indicativa dell’atmosfera generale da diventare in brevissimo tempo un meme.

Natalia Poklonskaja trasformata in un meme.

Quindi la noia come tema generale dell’inaugurazione, e forse dell’intero mandato? Dalle prime mosse di Putin, sembrerebbe di sì. Innanzitutto, il neopresidente ha voluto riconfermare come Primo Ministro Dmitry Medvedev, che ricoprirà quindi la carica per la terza volta. Dei ministri del passato governo, soltanto due non sono stati riconfermati, Denis Manturov (commercio e industria) e Alexander Novak (energia). Un po’ più di varietà per quanto riguarda i vice-PM, dei quali sei su nove sono stati sostituiti. Si tratta, comunque, di una mossa che secondo il politologo Anders Aslund ricorda molto il gioco delle sedie, dato che le persone allontanate da incarichi di governo vengono quasi sempre sostituite da altre che erano in carica durante il mandato precedente in altre posizioni o in quello prima ancora.

Insieme alla nomina del governo, Putin ha già firmato il suo primo decreto, noto come il “decreto di maggio”, il quale, come i precedenti promulgati nella stessa occasione, serve a dare l’indirizzo generale al mandato che comincia. Quello del 2018 contiene una lunga serie di propositi che potremmo eufemisticamente definire ottimistici, di cui riporto solo alcuni: aumento sostenibile della popolazione, aumento dell’aspettativa di vita media a 78 anni, maggior potere d’acquisto per i cittadini, aumento delle pensioni oltre il livello dell’inflazione, riduzione del 50% del tasso di povertà, miglioramento delle condizioni abitative della popolazione, e molto altro. Putin si è anche impegnato portare la Russia fra le cinque maggiori economie mondiali entro il 2024. Nel 2012 aveva promesso di farlo entro il 2014. Nel 2011 entro il 2021. Nel 2007 entro il 2017. E così via.

La ripulitura in extremis del tappeto.

Insomma, l’unico elemento col quale Putin ha voluto portare una ventata di cambiamento è stato il colore della cravatta. Blu anziché rosso o grigio, come in tutte le cerimonie precedenti dal 1991. Ma non basta. Come sottolineato quasi unanimemente tanto dai commentatori russi quanto da quelli stranieri, quello che inizia nel 2018 è il mandato decisivo. Fra il 2000 e il 2012, per mantenere alto il suo consenso Putin aveva potuto contare su una congiuntura economica favorevole e sul lento ma costante miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. In mancanza di questo, dal 2014 era subentrato l’orgoglio patriottico per il ritrovato status di grande potenza della Russia sulla scena internazionale, con i successi in Ucraina e in Siria. Questa volta, però, non ci sarà un altro “Crimean consensus” a salvare la situazione. Quella carta è già stata giocata.

Nel piattume generale, è ironico che Putin abbia deciso di citare, nel suo primo discorso del nuovo mandato, la necessità per la società russa di respingere “il conservatorismo senza limiti” e “la carogna burocratica” che in Russia mettono un freno al cambiamento. L’ironia non è sfuggita a Navalny, che su Twitter ha commentato: “Il cinque maggio (giornata in cui in tutta la Russia si sono svolte proteste anti-Putin al suono dello slogan “non è il nostro zar!”) abbiamo assistito proprio ad un esempio di come la società respinga il conservatorismo senza limiti di Putin. E il conservatorismo, scortato dalla polizia, si è messo a prendere a frustate la gente”. Le frustate – letterali – a cui si riferisce Navalny sono quelle menate fra la folla da un gruppo di persone in uniforme da cosacchi presente alla manifestazione di Mosca. Proprio questa immagine, quella dei cosacchi che assalgono i manifestanti, è il simbolo di due Russie in lotta, quella che guarda al passato e quella che guarda al futuro. Questa lotta è la base delle contraddizioni e delle ambiguità che contraddistinguono oggi la società russa. Secondo un sondaggio del centro di monitoraggio dell’opinione pubblica VTSIOM, il 90% dei russi vuole vedere dei cambiamenti nel Paese. Il 60% ritiene indispensabili profonde trasformazioni in ogni sfera della società. Eppure, Putin ha vinto con più del 70%.

 

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