Elezioni in Russia, Vladimir Putin conquista il quarto mandato con una maggioranza schiacciante

Le elezioni presidenziali in Russia si sono concluse senza grandi sorprese: Vladimir Putin è stato confermato Presidente con un’ampia maggioranza. Come hanno fatto notare i commentatori del quotidiano Vedomosti, la particolarità del contesto politico russo fa sì che il fine stesso delle elezioni presidenziali sia differente rispetto a quello delle democrazie pienamente stabilite: il leader non deve battere gli altri candidati i cui nomi compaiono sulla scheda elettorale, ma il proprio stesso risultato nelle precedenti elezioni.

Ebbene, anche in questo obiettivo Putin non ha deluso le aspettative: il Presidente è riuscito a battere il proprio record storico, aggiudicandosi più del 76% dei voti. Per un confronto, Putin era stato eletto nel 2000 col 53%, nel 2004 col 72% e nel 2012 col 64%. Questi dati ci comunicano che Putin è riuscito non solo a mantenere, ma addirittura ad accrescere il proprio consenso personale, nonostante la crisi economica e le sanzioni occidentali.

Un altro dato significativo da analizzare in queste elezioni è quello riguardante l’affluenza. Come ho già raccontato in un articolo precedente, la vera novità delle elezioni del 2018 consiste proprio nel fatto che l’attenzione per la percentuale dei votanti ha praticamente eguagliato quella per la percentuale dei voti conquistata dal vincitore. Questa preoccupazione è emersa gradualmente in seguito alle elezioni parlamentari del 2016 e a quelle municipali e regionali del settembre 2017, nelle quali era stato registrato un record negativo in termini di affluenza, un dato che avrebbe reso sempre più difficile a Putin far percepire la democrazia russa come “normale” sulla scena internazionale. Oltretutto, a questo appuntamento elettorale ci si aspettava un’affluenza particolarmente bassa, soprattutto a causa del boicottaggio delle elezioni indetto dall’opposizione e in particolare di Aleksey Navalny. Infatti il politico, a cui è stata negata la registrazione della candidatura a causa della sentenza pendente sul caso Kirovles, aveva dichiarato che queste elezioni erano troppo ingiuste e manovrate per prendervi parte, invitando il proprio elettorato ad astenersi dal voto.

Non ci sono state dichiarazioni in merito da parte del Presidente o della sua amministrazione, ma la concentrazione sul tema dell’affluenza è risultata particolarmente evidente dalla massiccia campagna di invito al voto portata avanti dal Comitato Elettorale Centrale e dalla sua presidentessa Ella Pamfilova, che secondo diverse testimonianze è stata molto più pressante rispetto alle precedenti elezioni. I risultati di questa campagna informativa si sono fatti sentire: l’affluenza ha raggiunto il 67,5%, una percentuale superiore a quella del 2012 (65.3%).

Nonostante la massiccia partecipazione al voto, rimane forte la consapevolezza, nella minoranza della popolazione che non appoggia Vladimir Putin, di non avere una reale possibilità di cambiare le cose. In particolare, queste elezioni hanno messo l’elettorato di opposizione in grande difficoltà: da un lato, il più popolare politico antiputiniano, ovvero Aleksey Nalvalny, non ha avuto la possibilità di correre per la presidenza; dall’altro, gli altri candidati cosiddetti “liberali” sono stati ripetutamente tacciati dai media di essere delle marionette di Putin, alle quali è stato permesso di candidarsi soltanto al fine di creare l’illusione di elezioni competitive e democratiche.

Queste voci, smentite ripetutamente dagli interessati ma mai dal Cremlino, hanno influito pesantemente sui risultati elettorali. Ksenia Sobchak, che aveva condotto una campagna particolarmente energica favorita anche da una considerevole attenzione mediatica, è riuscita a raggiungere soltanto un deprimente 1,5%. Gli altri candidati appartenenti a partiti e movimenti di opposizione “non sistemica” hanno ottenuto risultati ancora inferiori.

Durante la giornata elettorale, Sobchak ha chiesto pubblicamente a Navalny di lavorare insieme per cercare di compattare il fronte dell’opposizione a partire dal giorno seguente alle elezioni. La proposta è arrivata dopo che Sobchak aveva già reso ufficiale l’alleanza con il democratico Dmitry Gudkov, con il quale ha fondato un nuovo partito chiamato “Partito del Progresso”. Navalny ha rifiutato bruscamente in diretta dal proprio canale video, accusando Sobchak di aver deliberatamente “interpretato la caricatura di un candidato liberale” con lo scopo di causare una rottura nell’opposizione.

Il secondo e il terzo posto nelle elezioni presidenziali sono stati conquistati da Pavel Grudinin (12,4%) e Vladimir Zhirinovsky (6%), leader rispettivamente del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) e del Partito Liberal-Democratico russo. Con questo risultato, i due candidati riaffermano la forza relativa dei propri partiti, che costituiscono rispettivamente la seconda e la terza forza politica per numero di deputati nella Duma (il Parlamento Russo) dopo il partito di Putin, Edinaja Rossija.

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