Tutti gli uomini (e le donne) per Presidente: elenco semicompleto dei candidati alle elezioni del 2018.

Manca pochissimo all’avvio ufficiale della campagna elettorale, che dovrebbe iniziare fra il 7 e il 17 dicembre, dopo che il Consiglio della Federazione avrà indicato la data esatta delle elezioni. Numerose personalità hanno già comunicato tramite i mass media la propria intenzione di candidarsi, anche se non a tutti sarà concessa la registrazione. Manca solo Lui, il Candidato per eccellenza, nel senso di colui che, secondo tutti gli opinionisti, ha già la vittoria in tasca. O forse no? Nel frattempo, vi proponiamo una lista di coloro che si sono già uniti alla corsa presidenziale.

 

La nuova generazione

Aleksej Navalny: è probabilmente l’oppositore di Vladimir Putin più famoso in occidente. Dal 2009 è assiduo frequentatore delle dimostrazioni per le libertà civili e politiche e contro la corruzione, e ha avuto un ruolo prominente nell’organizzazione delle proteste di massa in seguito alla rielezione a Presidente di Putin nel 2012. È diventato famoso soprattutto grazie al suo blog, che usa per criticare Putin e i suoi avversari, per organizzare dimostrazioni politiche e per diffonde le sue ricerche sulla corruzione della classe politica russa. Nel 2013 si è candidato a sindaco di Mosca, raccogliendo una percentuale di voti completamente inaspettata, quasi il 30%. Nel corso del 2017 ha organizzato due nuove ondate di protesta, la prima in marzo, in seguito al rilascio di nuovi documenti che dimostravano la corruzione del primo ministro Dmitry Medvedev, e la seconda in giugno, cavalcando le proteste già in atto contro il piano di rinnovamento urbano promosso dal sindaco di Mosca Sergey Sobyanin. Navalny è stato il primo a comunicare la propria intenzione di presentarsi alle presidenziali nel dicembre 2016, un mese dopo che la Corte Suprema della Federazione Russa aveva revocato la sentenza sul caso “Kirovles”, nell’ambito del quale Navalny era stato precedentemente condannato a 5 anni di carcere per appropriazione indebita. Riguardo a questo caso, Navalny si era rivolto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che aveva ritenuto la sentenza non valida in quanto all’attivista era stato negato il diritto ad un giusto processo. Ad ogni modo, nel febbraio 2017 il tribunale di Kirov ha ribadito la sentenza a cinque anni di carcere. Con questa decisione, Navalny è stato privato del diritto di voto passivo. Il 17 ottobre, il Presidente del Comitato Elettorale Federale Ella Pamfilova ha dichiarato che Navalny potrà candidarsi soltanto dopo il 2028 a causa della sentenza pendente. Nonostante ciò, il leader di opposizione continua imperterrito la sua campagna: tre giorni fa a Perm ha radunato fra le 2000 e le 2500 persone, secondo i dati degli organizzatori.

Ksenia Sobchak: di lei ho già parlato nel dettaglio qui. Dall’ultimo articolo che ho scritto su di lei ci sono stati diversi avvenimenti importanti. Innanzitutto, la sua prima conferenza stampa, durante la quale ha dichiarato che “Dal punto di vista del diritto internazionale, la Crimea appartiene all’Ucraina”. Inoltre, Sobchak è già apparsa due volte sul canale televisivo federale “Rossija 1”, la prima volta il 25 ottobre durante la trasmissione di Andrej Malakhov e la seconda il 23 novembre, durante la trasmissione “Serata con Vladimir Solovyev”. A dire la verità, in entrambi i casi non abbiamo assistito ad eccelse prove di giornalismo politico (da parte dei conduttori) o di condotta da futura statista (da parte di lei). Durante la sua prima apparizione, per la metà del tempo Sobchak non è stata presente in studio (“Volevo farvi vedere quanto è brutto quando il Presidente è in ritardo”, ha dichiarato, una chiara allusione all’abitudine di Vladimir Putin di arrivare sempre tardi agli incontri internazionali), mentre per l’altra metà è stata massacrata dalla pioggia di domande dal pubblico, che non le ha lasciato la possibilità di dire una sola parola sulla sua visione politica e sul suo programma. La seconda volta non è andata molto meglio. Anzi, si può dire che sia letteralmente finita ad insulti con il conduttore Vladimir Solovyev. A onor di cronaca riporto qui un estratto particolarmente illustrativo:

Sobchak: In tutti questi anni si sarebbe potuto costruire un sistema diverso, un’economia diversa

Solovyev: quale?

Sobchak: non lo so, non sono un’economista, di questo si occupano gli esperti del mio staff

Solovyev: e chi è lei allora?

Sobchak: io unisco tutti quelli che non sono d’accordo con la mancanza di libertà e di giustizia sociale

Solovyev: per unirli bisogna avere una reputazione

Sobchak: Vladimir Rudolfovich, al suo posto non pronuncerei la parola “reputazione”

Solovyev: ad una provocazione del genere bisognerebbe rispondere, ma lei è comunque una signora. Anche la sua reputazione non è esattamente pulita

Sobchak: nella sua proprietà sul lago di Como ci sono state perquisizioni?

Risparmio il resto al lettore, riportando solo una delle ultime frasi di Sobchak: “Sono venuta da lei stasera allo stesso modo in cui la gente, quando ce n’è bisogno, va in un bagno pubblico”.

A parte gli interventi televisivi non esattamente brillanti, l’avvenimento davvero importante riguardante la campagna di Sobchak è stata la decisione, da parte del partito Grazhdanskaja Initsiativa (“iniziativa cittadina”) di portare avanti la sua candidatura, come comunicato il 15 novembre dalla BBC russa. Il leader di Grazhdanskaja Initsiativa Andrej Nechaev, ex ministro delle finanze, ha dichiarato che è pronto a lavorare insieme alla conduttrice televisiva, in particolare sulla formazione del programma economico e sociale di Sobchak. Secondo una fonte della BBC interna allo staff di Sobchak, la candidata era in trattative anche con PARNAS – partija narodnoj svobody, ma la leadership del partito si sarebbe dimostrata una controparte troppo difficile. In Grazhdanskaja Initsiativa “ci sono meno haters, ed è stato molto più facile accordarsi con loro”, avrebbe dichiarato la fonte.

 

I candidati storici

Sono i dinosauri della politica russa, che ritornano periodicamente a candidarsi dagli anni 90.

Gennadij Zjuganov (KPRF, Partito Comunista della Federazione Russa): all’inizio di novembre ha reso noto che anche lui probabilmente prenderà parte alle elezioni presidenziali. Zjuganov è già stato candidato Presidente per ben quattro volte, ottenendo il suo miglior risultato (32%) nel 1996, anno in cui arrivò secondo dopo Boris Eltsin.

Vladimir Zhirinovsky: è il leader della LDPR, il Partito Liberal-Democratico russo (partito che, nonostante il nome, ha ben poco di liberale e di democratico), ovvero il secondo partito registrato in Russia al momento della caduta del regime comunista, dopo quello di Eltsin. In breve, Zhirinovsky sta all’opposizione da ventisei anni, cioè da quando in Russia esiste un’opposizione. Le sue posizioni sono fortemente nazionaliste, e da alcuni considerate al limite del fascismo; la sua retorica è bombastica, volutamente esasperata e decisamente antioccidentale. Per Zhirinovsky, la candidatura alle elezioni del 2018 è già la sesta. Secondo le parole del vicepresidente della Duma Igor Lebedev, membro della LDPR, la decisione di candidare Zhirinovsky è stata presa all’unanimità all’assemblea di partito del 20 novembre. Secondo Lebedev, non ci sono stati altri candidati. Quanto a Zhirinovsky, ha dichiarato di considerarsi “Il primo, dopo Dio”.

Sergey Mironov: leader di Spravedlivaja Rossija, partito di centro-sinistra facente parte della cosiddetta “opposizione sistemica”, ovvero quella che trova posto in Parlamento e che non sfida mai eccessivamente il dominio di Edinaja Rossija, il partito di Putin. Anche Mironov è già stato candidato precedente per due volte, anche se il suo miglior risultato si limita ad un deprimente 3,85% nel 2012.

Grigorij Javlinsky: leader del partito Jabloko, forza politica di stampo socioliberale e affiliata all’ALDE. Javlinsky è già stato candidato due volte alla Presidenza. Il suo miglior risultato (7,3%) lo ha ottenuto nel 1996, quando sfidò il presidente in carica Boris Eltsin. A differenza degli altri tre, non fa parte dell’opposizione sistemica, ma della cosiddetta “opposizione non-sistemica” (dato che il suo partito non è più riuscito, dal 2003, a oltrepassare la barriera di accesso al Parlamento), o “opposizione liberale”. In vista delle prossime elezioni, pare che il leader del partito PARNAS abbia cercato di unire in un’unica coalizione democratica Javlinsky, Sobchak e Navalny, ma senza risultati. Negli anni precedenti, PARNAS aveva già tentato ripetutamente di costruire una simile coalizione, ma Javlinsky si è sempre rifiutato.

Su questi quattro candidati non c’è molto da dire. La loro partecipazione ad ogni singola elezione presidenziale è data praticamente per scontata, così come i loro risultati. Per loro l’importante non è vincere, ma esserci, dimostrare che sono ancora in gioco. Non ricevono molta attenzione mediatica e non si espongono ad essa con grandi proclami (ad eccezione di Zhirinovsky, che invece è un aficionado delle grandi sparate, ad esempio: “Perché insegnare l’inglese ai bambini? Insegnamo loro il Kalashnikov, così tutto il mondo parlerà russo!”).

Sempre secondo il rappresentante della LDPR Igor Lebedev, “Il gruppo dei quattro composto da Mironov, Zjuganov, Zhirinovsky e Putin è una cosa certa come due più due fa quattro, mentre tutti gli altri per poter accedere alle elezioni devono raccogliere le firme, cosa che in questo paese non è possibile”. Anche Aleksej Navalny non ha mancato di ironizzare sul fatto che i volti della politica russa siano sempre gli stessi da vent’anni. In occasione delle elezioni parlamentari tenutesi nel settembre 2016, aveva scritto sul suo blog: “E’ il 1993. Ho appena finito il liceo. Ho 17 anni. Ci sono le elezioni per il parlamento, vi partecipano Javlinsky, Khakamada, Ryzhkov, Zhjuganov, Zhirinovsky. Mi interesso di politica, ma non posso partecipare alle elezioni. Sono passati 23 anni, è il 2016. Ho 40 anni. Ci sono le elezioni per il parlamento, vi partecipano Javlinsky, Khakamada, Ryzhkov, Zhjuganov, Zhirinovsky. Mi interesso di politica, ma alle elezioni ancora non posso partecipare”.

 

Loutsider

Boris Titov: è un politico e uomo d’affari russo, leader di Partija Rosta (“partito della crescita”). Il suo obiettivo principale nel contesto di queste elezioni è portare avanti la “Strategia per la crescita”, un programma economico preparato dal “Club Stolypin”, che si autodefinisce “una piattaforma di realisti pro-mercato”. Anche di lui si sospetta che sia un progetto del Cremlino, nonostante i vantaggi che Putin potrebbe ottenere dalla candidatura di Titov non siano molto chiari: anche nel caso di una mancata registrazione della candidatura sia di Sobchak che di Navalny, è improbabile che Titov riesca ad espandere il suo consenso al di là della nicchia dell’elettorato del suo partito, che alle ultime elezioni parlamentari ha ricevuto l’1,29% dei voti. Tuttavia, secondo il politologo Aleksandr Pozhalov, il Cremlino comprende la necessità di una riforma del sistema partitico, e da questo punto di vista rimane attuale il problema di creare un’alternativa praticabile a destra, che potrebbe essere costituita proprio dal “Partito della crescita”. In questo schema, Titov è il “candidato del business”, che probabilmente creerà un ordine del giorno basato sulle necessità della comunità imprenditoriale e finanziaria, con temi come la politica tariffaria e fiscale, la riforma del sistema giudiziario, le relazioni del potere con il mondo degli affari.

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