“Matilda”, il film sull’ultimo zar che ha scandalizzato la comunità ortodossa radicale

E’ finalmente uscito nei cinema russi “Matilda”, la controversa pellicola del regista Aleksej Uchitel’ sulla relazione fra l’ultimo imperatore russo Nicola II e la ballerina di origine polacca Matilda Kshesinskaja. E’ raro che un film susciti accese polemiche ancor prima di uscire nelle sale, ovvero ancor prima che chiunque abbia la possibilità di vederlo. Ma il caso di Matilda è veramente unico, dal momento che la pellicola è riuscita a scatenare le ire della comunità ortodossa russa e ad incentrare su di sé il dibattito politico per mesi.

La controversia comincia nel maggio 2016, quando il presidente dell’associazione “Missione ortodossa per la rinascita dei valori spirituali del popolo russo” Igor Smykov porta il film di Uchitel’ all’attenzione dell’allora procuratore generale della Crimea Natalja Poklonskaja, oggi deputata della Duma di Stato, con la richiesta di condurre delle indagini sull’appropriatezza del film. A Poklonskaja si era appellata anche un’altra associazione, chiamata “La Croce dello Zar”, definendo il film “una provocazione, evocante sentimenti antirussi e antireligiosi”.

Da quel momento, Poklonskaja ha fatto dell’opposizione all’uscita di “Matilda” una battaglia personale. In novembre, mentre già ricopriva la carica di deputato, si è rivolta alla Procura Generale della Federazione Russa (che ricopre più o meno le funzioni della nostra Corte Costituzionale) chiedendo di verificare che nel film non ci fossero “elementi che possano urtare la sensibilità dei credenti e accendere focolai di discordia etnica e razziale”. Nel momento in cui la Procura Generale non ha trovato traccia nel film di simili problematiche, Poklonskaja ha inoltrato la richiesta di un’ulteriore verifica.

Una parte di questo accanimento è probabilmente dovuta alla personale venerazione che Poklonskaja nutre per la figura di Nicola II, venerazione che si è spinta ai limiti del ridicolo quando, in marzo, l’ex procuratore generale della Crimea ha dichiarato che un busto dell’imperatore collocato nella penisola recentemente annessa aveva pianto lacrime di olio consacrato nel centesimo anniversario della sua abdicazione.

Il problema però non si ferma alla caparbietà della deputata. C’è a tutti gli effetti un forte risentimento nella comunità ortodossa a causa del film di Uchitel’. Questa indignazione ha innanzitutto origine dal fatto Nicola II è considerato santo dalla Chiesa ortodossa. In particolare, l’imperatore e la sua intera famiglia sono stati canonizzati nel 1981 come neomartiri, un titolo che la Chiesa ortodossa accorda ai martiri uccisi sotto governi eretici, in particolare sotto la dominazione ottomana e, più di recente, sotto dittature comuniste. È quindi piuttosto comprensibile che un film sugli amori proibiti di un santo non riscuota grande entusiasmo all’interno della comunità religiosa che lo ha canonizzato.

Tuttavia questo risentimento, inizialmente manifestato soltanto attraverso iniziative tutto sommato innocue come una petizione online contro l’uscita del film, si è inasprito fino ad arrivare a degli episodi di violenza. La notte del 31 agosto, è stata lanciata una bomba molotov in una finestra dell’ufficio di Uchitel’ a San Pietroburgo; la mattina del 4 settembre, a Ekaterinburg, un fuoristrada carico di bombole di gas è andato a schiantarsi contro il cinema “Kosmos”; l’11 settembre, nel centro di Mosca persone ignote hanno dato fuoco a due macchine, fra cui quella dell’avvocato di Uchitel’, mentre lanciavano volantini con la scritta “Per Matilda, bruciate”. In conseguenza di questi episodi, le catene di cinema “Cinema-Park” e “Formula Kino” si sono rifiutate di proiettare il film adducendo come motivazione il possibile pericolo per gli spettatori.

Ad ogni modo, il 26 ottobre il film è uscito come era nei piani, e per il momento non si sono verificati incidenti di alcun tipo. Nemmeno si può dire che la paura di episodi di violenza abbia tenuto le persone lontane dai cinema; al contrario, secondo l’agenzia Interfaks, nei primi quattro giorni di uscita nelle sale Matilda ha raccolto più di 250 milioni di rubli (circa tre milioni e mezzo di euro), ed è stato visto da più di 750,000 persone. Come si dice spesso nel mondo dello spettacolo, non esiste una cosa come la cattiva pubblicità. Un utente di Vkontakte ha scritto: “Non avevo intenzione di andare a vedere questo film, non ne sapevo nulla. Ma dopo tutto questo chiasso sicuramente lo andrò a vedere”.

Naturalmente, sono andata a vederlo anche io. In un tranquillo sabato sera moscovita, sono andata in un cinema della catena “Sinema Star”, ho pagato 450 rubli per il mio biglietto e mi sono messa a sedere in sala. Non nascondo che avevo delle aspettative ben precise: dato lo scalpore suscitato dalla pellicola e la fama di Uchitel’, mi aspettavo di vedere un film impegnato, girato per essere politicizzato, uno di quei film che si potrebbero trovare nelle serate cinematografiche di determinate associazioni culturali e partiti politici, una sorta di corazzata Potemkin del dopolavoro fantozziano. Mi sono trovata davanti ad un blockbuster.

Nel film c’è letteralmente di tutto: lo sfarzo, i palazzi, i teatri, le luci, il ballo, e poi ancora il potere, la sensualità, l’azione. Per quasi due ore lo spettatore si vede gettare davanti gli occhi, fotogramma dopo fotogramma, tutti gli eccessi della corte zarista di inizio Novecento. Ma si tratta di eccessi altamente stereotipati, spinti oltre il limite del ridicolo. Nicola II, interpretato dall’attore tedesco Lars Eidinger, più che un erede al più grande impero dell’epoca sembra un sedicenne alla prima cotta. In quello che dovrebbe essere il suo primo incontro con Kshesinskaja, i due a malapena si scambiano qualche parola, lui le slaccia subito il busto e le mette al collo una collana di diamanti. E lei, decisa, gli dice subito: “Non amerete mai nessun’altra quanto me”. Roba che al confronto “Cinquanta sfumature di grigio” brilla per approfondimento psicologico.

E Nicola II non è l’unico personaggio la cui memoria storica viene massacrata sullo schermo. Prendiamo la sposa designata Aleksandra Fedorovna, che sarà l’ultima imperatrice della Russia. Nella realtà storica, Nicola e Aleksandra erano profondamente innamorati, tanto che Nicola insistette per sposare la principessa tedesca contro la volontà del padre, che le avrebbe preferito la principessa Helène, in linea di successione per il trono di Francia, o Margherita di Prussia. Il loro matrimonio, celebrato nel novembre del 1894, è stato considerato pressoché unanimemente dagli storici come sereno e felice, nonché basato su una profonda passione reciproca. Nella rappresentazione cinematografica cinematografica, al contrario, sono i genitori di Nicola ad imporgli il matrimonio con Aleksandra, che è rappresentata come una tedesca fanatica, mentalmente instabile e, diciamocelo, piuttosto bruttina. Nel film, Aleksandra è vittima dell’influenza di una sorta di dottore/chiromante che le chiede di portarle del sangue di Matilda, in modo da poter fare un incantesimo per eliminare la rivale; vediamo quindi la futura imperatrice rubare le scarpette della ballerina per poter prelevare il sangue rimastovi dopo l’allenamento, un episodio quantomeno improbabile.

Sicuramente, chiunque abbia visto il film troverà difficile rinvenirvi degli “elementi che possano accendere focolai di discordia etnica e razziale”. Per quanto riguarda elementi di cattivo gusto, invece, non c’è bisogno di cercare: ce n’è in abbondanza. Purtroppo, o per fortuna, il cattivo gusto non è un reato, e quindi Matilda continuerà ad essere proiettato nelle sale cinematografiche di tutta la Russia. C’è semmai dell’altro su cui potremmo fermarci a riflettere: se il dibattito politico di un paese può focalizzarsi per mesi su un film pseudostorico di dubbio gusto, questo la dice lunga sulla qualità del dibattito stesso.

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