Lavrov ritorna nella sua università per parlare ai futuri diplomatici

Differentemente da quanto accade in Europa, l’inizio dell’anno accademico in Russia è una giornata speciale, a cui viene dedicata addirittura una festa, quella del den’ znanija (“giornata della conoscenza”). Il momento è particolarmente solenne se si ha la fortuna di essere studenti della MGIMO, l’università statale di Mosca per le relazioni internazionali, che dalla sua fondazione nel 1944 forma l’élite diplomatica russa.

Nella lunga lista di alumni celebri dell’istituto rientra infatti anche il Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergei Lavrov, il quale ogni anno ritorna nella sua alma mater per tenere un discorso davanti agli studenti del primo anno. Tale discorso non rappresenta soltanto un augurio per i futuri diplomatici del Paese, ma comprende anche una dettagliata discussione delle questioni di attualità sullo scenario internazionale, e per questo è sempre seguito con grande interesse dai politologi e dai giornalisti che si occupano di politica estera russa.

Si tratta anche di un momento particolarmente emozionante per gli studenti dell’istituto, per i quali Lavrov è un idolo e un modello da seguire. Il discorso del ministro comincia alle dieci, ma già dalle otto gli studenti sono in coda fuori dalla sala conferenze principali della MGIMO, nella speranza di accaparrarsi i posti migliori. Tutti cercano di apparire al loro meglio, i ragazzi in giacca e cravatta e le ragazze in abiti formali e tacchi a spillo, qualcuna anche in abito lungo da sera.

Gli ultimi arrivati prendono posto, in sottofondo suona una fanfara militare. Poi, dopo svariati minuti di religioso silenzio, entra Lui. Uno dei diplomatici più celebri al mondo, Ministro degli Affari Esteri dal 2004, Lavrov è la star indiscussa dell’università. L’evento inizia con l’inno della MGIMO, scritto da Lavrov stesso: “Siamo nati all’ombra della grande MGIMO, la più meravigliosa delle dinastie della terra, qui nel tempo si sono incrociate molte generazioni, donale o Dio gioia ed immortalità! Ci ha aperto la strada verso i lidi al di là del mare, ci ha insegnato ad amare la Patria. Con lei condividiamo l’orgoglio così come la vergogna, con lei condividiamo tutto ciò che accade nella vita”.

Dopo i saluti e i ringraziamenti al rettore dell’istituto Anatoly Torkunov, comincia l’intervento di Lavrov. Il discorso preparato dal ministro dura in totale meno di quindici minuti (il resto dell’incontro, della durata di circa due ore, verrà dedicato unicamente a rispondere alle domande degli studenti), ma da solo è sufficiente a riassumere le principali linee-guida della politica estera russa degli ultimi cinque anni:

-Rispetto per il diritto internazionale: “Siamo aperti alla cooperazione con chiunque sia pronto ad essa sulla base del rispetto reciproco, la considerazione degli interessi altrui e l’osservanza del diritto internazionale nella sua interezza, e non sono nelle parti che soddisfano le aspirazioni di breve termine di alcuni dei nostri partner”. Nella lettura della politica mondiale fatta dal Cremlino, infatti, la Russia agisce sempre e soltanto nel pieno rispetto delle norme del diritto internazionale. Sono piuttosto altri partner a non rispettare queste norme, il che porta allo sviluppo di numerosi conflitti regionali: “Sappiamo bene chi ha violato i principi basilari del diritto internazionale negli ultimi anni -l’uguaglianza di tutti gli stati nella propria sovranità e l’impegno a non interferire negli affari interni di altri stati e a risolvere qualsiasi disputa con mezzi pacifici […] sappiamo chi ha violato i propri obblighi all’interno dell’OSCE, le risoluzioni del consiglio di sicurezza dell’ONU, chi ha bombardato la Yugoslavia, l’Iraq e la Libia e causato danni nel Medio Oriente e nel Nordafrica, e ha permesso l’emergere di organizzazioni terroristiche internazionali come al-Quaeda, l’ISIS e al-Nusra”. Nel caso non fosse chiaro, si sta parlando qui degli Stati Uniti.

-Eccezionalismo russo: “La Russia è unica in virtù della sua posizione geostrategica, del suo significativo potenziale politico-militare nonché economico, e per via dello status di membro permanente del consiglio di sicurezza dell’ONU. Grazie a questi fattori, la Russia è un centro fondamentale della civiltà umana”. L’attuale élite politica russa è convinta che, in virtù di tale eccezionalità, la Russia dovrebbe avere occupare una posizione privilegiata nella governance mondiale, desiderio ostacolato dalla volontà degli Stati Uniti di mantenere un ordine mondiale basato su una logica unipolare.

-Ordine mondiale multipolare: “Notiamo che molti politici occidentali faticano ad accettare l’ovvio: l’era del bipolarismo è finita. Le speranze di rimpiazzarla con un’egemonia non si sono realizzare. Oggi siamo assistendo allo sviluppo di un nuovo ordine policentrico, più giusto e democratico, basato sull’emergere di nuovi centri di potere economico e relativa influenza politica”. Questo è forse il concetto più importante alla base della politica estera del Cremlino. Il progetto a lungo termine del Presidente Putin riguardo all’ordine mondiale consiste in un passaggio da una logica unipolare, in cui gli Stati Uniti hanno una posizione egemonica tale da potersi permettere di ignorare i diktat delle organizzazioni internazionali e gli interessi nazionali dei singoli paesi, ad una multipolare, in cui i paesi emergenti possano far sentire con forza la propria voce e avere un peso effettivo nelle decisioni di respiro globale. In questo progetto rientra il processo di cooperazione, già in atto da diversi anni, con gli altri paesi BRICS, in primo luogo con la Cina.

Questi tre concetti sono stati ribaditi diverse volte nelle risposte alle domande degli studenti, che hanno riguardato praticamente tutte le principali questioni di attualità, spaziando dalla Siria, all’isolamento diplomatico del Qatar, ai rapporti con gli Stati Uniti, alla situazione della penisola coreana. Non riporto qui le risposte a tali domande per due motivi. Il primo è che simili risposte si possono trovare in qualsiasi intervista a Lavrov stesso o in qualsiasi conferenza stampa del Ministero degli Affari Esteri. La seconda ragione è che, ancora una volta, Lavrov ha dato prova di essere un diplomatico purosangue, nel senso che non ha mai risposto ad una domanda in maniera diretta. Le sue risposte sono state molto documentate e ricche di concetti, ma la sensazione era quella di non riuscire mai ad afferrare fino in fondo il senso generale. Noi descriveremmo questi giri di parole come “fumosi”, per i russi esiste un’espressione diversa, mnogo vody, ovvero “molta acqua”, nel senso di un insieme di frasi poco pregne di significato, e oltre a queste nient’altro. Ecco, la sensazione è che nelle risposte di Lavrov ci fosse “molta acqua”. Probabilmente voleva trasmettere qualcosa alla futura classe diplomatica della Russia non solo con le parole, ma anche con l’esempio.

Non molto più interessanti sono state le risposte alle domande (poche) di carattere personale. Uno studente ha chiesto a Lavrov le sue impressioni sul suo primo incarico all’estero, nell’ambasciata russa in Sri Lanka (apparentemente, non molte, a parte il fatto che in Sri Lanka considerano città quello che nel resto del mondo è aperta campagna), un altro voleva sapere chi fosse l’idolo di Lavrov quando era studente (Evgenij Primakov, ex Primo Ministro e Ministro degli Esteri della Federazione Russa. Risposta noiosetta, nonché piuttosto prevedibile, dato che subito prima del suo intervento alla MGIMO il Ministro aveva presenziato all’apertura di una scuola intitolata proprio a Primakov). Una studentessa ha poi domandato come si possa “fare il proprio lavoro preferito, con tale solerzia ed entusiasmo, evitando di esserne completamente assorbiti e mantenere intatto il proprio mondo interiore”. Qui, Lavrov ha toccato altissime vette di grigiore: “Per me, il lavoro è sempre stato una priorità. Non mi dedico mai ad attività ricreative prima di finire il mio lavoro”.

Probabilmente, la domanda più interessante è stata la seguente: “Nel 2018 ci saranno le elezioni presidenziali. Non ci sono molte personalità forti, eminenti e carismatiche come lei che potrebbero assumersi la responsabilità della guida del Paese. Considera sé stesso un potenziale candidato?”. La risposta di Lavrov non poteva che essere negativa: “Lo dico francamente, non si tratta di adulazione, sono pienamente sincero nel dire che mi trovo a mio agio nel lavorare con il Presidente Putin. Sono consapevole del fatto che ci sono ancora diversi obiettivi di politica estera che devono essere raggiunti, e considero il fatto che il Ministero degli Affari Esteri sia attivamente coinvolto come la causa più importante della mia vita”. Eppure, Putin compirà fra poco 65 anni, e prima o poi dovrà trovare un successore. E’ altamente improbabile che possa trattarsi di Lavrov (che di anni ne ha 67), ma il fatto che qualcuno abbia posto questa domanda significa che, anche nel luogo-simbolo dell’élite politica russa, comincia a porsi, sempre più imprescindibile, la questione della successione.

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