Le ombre del passato staliniano continuano a dividere la Russia

Protetta dalle mura del Cremlino, alle spalle del Mausoleo di Lenin, i turisti che arrivano a Mosca possono ancora oggi ammirare la tomba di Iosif Stalin. In qualunque momento la si visiti, che sia scaldata dal sole di agosto o coperta di neve, sulla tomba ci sono sempre fiori freschi. A pochi metri di distanza, nella Piazza Rossa, turisti russi e stranieri fanno la coda per scattarsi un selfie insieme ad uno dei sosia della “guida del popolo”.

Sono passati più di sessant’anni dal fatidico febbraio 1956, quando, durante il XX congresso del PCUS, Chruščёv lesse il rapporto segreto “Sul culto della personalità e le sue conseguenze”, in cui denunciava le repressioni e gli omicidi politici dell’epoca staliniana. Da allora, altri leader russi hanno espresso una decisa condanna nei confronti del primo Segretario Generale del PCUS. Nel 1987, in un lungo discorso in occasione del settantesimo anniversario della Rivoluzione di Ottobre, Mikhail Gorbachev dichiarò che “Le colpe di Stalin nei confronti del partito e del popolo per le repressioni di massa e le illegalità commesse sono immense e imperdonabili”. Nel 2009, l’allora Presidente Dmitrij Mdvedev pubblicò un video dal sito del Cremlino per condannare i numerosi apologeti di Stalin: “Ancora oggi ci sono persone che dicono che quello che è successo alle vittime della repressione era giustificato da un bene superiore, ma niente può essere ritenuto superiore alla vita umana”. Continua a leggere